Ipertensione arteriosa e malattie cardiache Ipertensione arteriosa e malattie cardiache

L’alcol aumenta la pressione

Giovedì, 13 Settembre 2018

I soggetti che bevono alcol regolarmente rischiano più di altri l’insorgenza di ipertensione. A stabilirlo è uno studio pubblicato sul Journal of American Heart Association da un team dell’Università di Toronto.
La metanalisi ha esaminato i dati di oltre 360mila adulti e 90mila casi di ipertensione. Dai dati emerge che gli uomini che assumevano una media di uno o due drink al giorno mostravano un rischio di ipertensione superiore rispetto a chi non beveva. Inoltre, l’aumento del rischio era maggiore man mano che la quantità di alcol cresceva.

 

«Sebbene sia ben noto che il consumo elevato di alcol aumenti il rischio di ipertensione, il rischio associato a bassi livelli di assunzione di alcol negli uomini e nelle donne non era ben chiaro», spiega il primo autore del lavoro Michael Roerecke.
Fra le donne il rischio sembra aumentare soltanto con un consumo elevato di alcol, da 3 o più drink al giorno. In un secondo studio sono stati presi in esame 4700 adulti di età compresa fra 18 e 45 anni che avevano risposto a un sondaggio sul binge drinking.
«I tassi di prevalenza del binge drinking sono più alti nei giovani adulti; tuttavia, si sa poco sugli effetti di questa pratica sulla pressione sanguigna e su altri parametri di salute cardiovascolare», afferma Mariann R. Piano, della Vanderbilt University School of Nursing di Nashville, prima autrice dello studio.
Circa il 25% degli uomini e il 12% delle donne hanno segnalato di aver vissuto episodi di binge drinking più di 12 volte nell'anno prima del sondaggio e il 29% degli uomini e il 25% delle donne ha riferito di averlo fatto da una a 12 volte.
È emerso che gli uomini con questo problema mostravano una pressione sistolica più alta rispetto ai non bevitori. Chi aveva bevuto in maniera esagerata per 12 volte in un anno aveva una pressione sistolica più alta di quelli che lo avevano fatto con minor frequenza (122 vs 119 mmHg).
«In definitiva, il nostro lavoro si deve concentrare sul responsabilizzare una persona in modo che prenda una decisione informata sul suo livello di assunzione di alcol e su come ciò possa influenzare la sua salute a breve e a lungo termine», scrive Steven Bell, ricercatore della University of Cambridge, in un editoriale che accompagna l’articolo.

Autore

Sperelli

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