Risonanze magnetiche, basta gadolinio come mezzo di contrasto

Martedì, 27 Febbraio 2018

Dal 28 febbraio non sarà più possibile utilizzare il gadolinio come mezzo di contrasto per effettuare le risonanze magnetiche. Lo ha deciso l’Agenzia italiana del farmaco sulla base della revisione condotta dall’Agenzia europea dei medicinali.
L’analisi europea ha confermato che l’uso del mezzo di contrasto genera un lieve accumulo di gadolinio nei tessuti cerebrali.
 
 
 
 
«Non esiste attualmente - afferma l’Aifa - alcuna evidenza che i depositi di gadolinio nel cervello abbiano causato danni ai pazienti come disturbi cognitivi o del movimento, tuttavia, non essendo noti i rischi a lungo termine, l’Ema ha raccomandato che i mezzi di contrasto lineari per uso endovenoso siano sospesi nell’UE ad eccezione dell’acido gadoxetico e dell’acido gadobenico, che continueranno a essere disponibili esclusivamente per l’impiego nelle scansioni epatiche. Tali medicinali verranno sospesi in Italia a partire dal 28 febbraio 2018».
«Gli operatori sanitari - continua la nota di Aifa - dovranno utilizzare i mezzi di contrasto a base di gadolinio solamente quando non sia possibile ottenere le necessarie informazioni diagnostiche con scansioni non intensificate e utilizzare la minor dose possibile in grado di fornire sufficiente intensificazione per la diagnosi».
Secondo gli esperti, il fenomeno dell’accumulo di gadolinio nel cervello è trascurabile in linea generale. Tuttavia, può costituire un rischio in quei soggetti colpiti da malattie croniche che necessitano di un follow up costante, ad esempio sclerosi multipla, morbo di Crohn o malattie dell’infanzia.

Autore

Sperelli

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