Analisi, nuovo termine per l’emoglobina glicata stimata

Giovedì, 06 Dicembre 2018

Chi soffre di diabete conosce bene il concetto di emoglobina glicata stimata (eA1c), valore che mette in relazione la glicemia media misurata con il monitoraggio continuo (CGM) con il valore stimato di emoglobina glicata (HbA1c).

 


D’ora in poi, però, verrà utilizzato un altro termine: Glucose Management Indicator (GMI), secondo quanto suggerito da uno studio apparso su Diabetes Care a firma di Richard Bergenstal dell’International Diabetes Center Park Nicollet di Minneapolis, che spiega: «L'HbA1c indica il rischio di complicanze croniche del diabete, ma non fornisce informazioni sulle modifiche immediate della terapia in quanto non rivela la durata e il momento delle ipoglicemie né da notizie sulla variabilità glicemica».

 

Per ottenere le giuste informazioni, è molto più utile utilizzare il monitoraggio glicemico continuo. Dal momento che molti medici mostrano confusione rispetto all’utilizzo dell’eA1c, i ricercatori propongono un termine che possa superare le difficoltà associate al concetto di stima dell’emoglobina glicata, calcolando la relazione tra glicemia media e HbA1c misurata simultaneamente su sangue venoso.
È nato così il Glucose Management Indicator (GMI), coniato per esprimere il concetto di eA1c mediante le seguenti formule: GMI (%) = 3,31 + 0,02392 3 [glicemia media in mg/dL] oppure GMI (mmol/mol) = 12,71 + 4,70587 3 [glicemia media in mmol/L]. Un calcolatore automatico per la calcolare il GMI è disponibile sui siti www.jaeb.org/gmi e www.AGPreport.org/agp/links.
«Questo studio anticipa probabilmente i termini con cui verrà definito tra qualche anno il compenso glicemico. È possibile, infatti, che con il diffondersi dell'utilizzo del CGM emergano relazioni tra quest'ultimo e lo sviluppo delle complicanze del diabete, cosa che permetterà di personalizzare ulteriormente il compenso glicemico», conclude Bergenstal.

Autore

Sperelli

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