Smettere di fumare fa bene, ma l’infiammazione dura mesi

Martedì, 11 Settembre 2018

Come noto, il fumo porta con sé molti problemi di salute che, se si decide di smettere, vengono ridimensionati. Tuttavia, secondo una ricerca dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dopo aver smesso di fumare sono necessari mesi o anni prima che l’infiammazione si riduca.
Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, si basa sull’analisi del più importante marcatore di infiammazione, la proteina C reattiva.

 

“La proteina C reattiva, o PCR - spiega Ugo Pastorino, direttore della Chirurgia Toracica all'Int - è un marcatore importante dell'infiammazione acuta o cronica, che si associa a un alto rischio di mortalità per malattie croniche polmonari, cardiovascolari e per molti tumori. Questo studio dimostra che smettere di fumare è utile anche dopo i 50 anni, ma che è possibile abbattere il rischio in chi ha una PCR elevata agendo sugli altri fattori che possono ridurla, come alcuni farmaci anti-infiammatori, una dieta più sana, e una regolare attività fisica".
Lo studio è stato condotto su oltre 3.000 fumatori in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano: "In quello che è il più ampio studio prospettico disponibile finora - aggiunge Silvano Gallus, del Laboratorio di Epidemiologia degli Stili di Vita al Mario Negri - abbiamo dimostrato che la cessazione del fumo ha un effetto favorevole, sebbene a lungo termine, nel ridurre i valori della PCR. Dal momento che ci vogliono diversi anni perché la PCR si riduca, lo studio ribadisce l'importanza di smettere di fumare il più presto possibile".

Autore

Sperelli

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