Diabete, il controllo dell’ipoglicemia è una sfida

Venerdì, 22 Settembre 2017

Rimane un meccanismo difficile da tenere a bada l’ipoglicemia per chi è affetto da diabete di tipo 1. Lo conferma una ricerca apparsa su Diabetes Care e firmata da scienziati della Case Western Reserve University di Cleveland.

Rose Gubitosi-Klug, prima autrice dello studio, commenta: «Durante lo studio Diabetes Control and Complications Trial (Dcct), la terapia intensiva del diabete con il raggiungimento di una HbA1c media di circa il 7% è stata associata a un aumento di tre volte del tasso di ipoglicemia severa, definita come ipoglicemia che necessita di assistenza da terzi, rispetto alla terapia convenzionale per il diabete con una HbA1c media del 9% (61,2 rispetto a 18,7 per 100 anni-paziente). Dopo circa 30 anni di follow-up, abbiamo studiato l'incidenza di ipoglicemia severa nello studio Dcct, in particolare nella coorte Epidemiology of Diabetes Inverventions and Complications (Edic)».

 

 

 

 

 

La metà dei soggetti di entrambi gli studi ha manifestato episodi di ipoglicemia grave.

Nel corso di Edic, i tassi di ipoglicemia severa sono diminuiti notevolmente nell'ex gruppo di trattamento intensivo Dcct ma sono aumentati nel gruppo precedentemente trattato in maniera convenzionale, e conseguentemente si sono avuti tassi simili (36,6 rispetto a 40,8 episodi per 100 anni-paziente) con un rischio relativo di 1,12.

Il principale fattore di rischio per l’insorgenza di episodi successivi è stato ovviamente un precedente episodio di ipoglicemia grave, mentre ad abbassare il rischio contribuiva l’uso di un microinfusore insulinico.

I tassi di ipoglicemia severa sono aumentati con livelli più bassi di HbA1c allo stesso modo tra i partecipanti in entrambi i gruppi di trattamento. Con il passare del tempo, i tassi fra i due gruppi di trattamento si sono livellati, così come i livelli di HbA1c.

«Saranno necessari ulteriori progressi nella terapia insulinica, nel monitoraggio in continuo del glucosio e nel supporto educazionale per ridurre il rischio di ipoglicemia severa nei pazienti con diabete di tipo 1», concludono gli autori.

 

Autore

Sperelli

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