Nuova scoperta sull’eccessivo assorbimento del glucosio

Martedì, 26 Settembre 2017

Nelle persone ad aumentato rischio di diabete, prima ancora che la malattia dia chiari segni di sé, la glicemia si impenna dopo i pasti.

Un fenomeno da tenere sotto controllo, visto che queste oscillazioni verso l’alto dei livelli di glucosio nel sangue provocano nel tempo importanti danni sia a livello del sistema cardiovascolare sia alle piccole arterie della retina, dei reni, dei nervi. Si tratta di un fenomeno osservato da tempo, ma che oggi finalmente trova una sua possibile spiegazione scientifica: alcune persone assorbono più rapidamente e in maggior quantità di altre gli zuccheri della dieta a causa dell’esuberanza dell’SGLT1, un trasportatore specializzato nell’assorbimento del glucosio a livello del duodeno.

 

 

Si tratta di un'importante scoperta (la ricerca è stata pubblicata da Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, organo ufficiale della Endocrine Society statunitense) effettuata dallo stesso gruppo di ricerca, guidato dal professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia e ordinario di Medicina Interna presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, che un paio di anni fa aveva dimostrato che le persone con la glicemia superiore a 155 mg/dl alla prima ora della curva da carico di glucosio (che si effettua facendo bere una bevanda contenente 75 grammi di glucosio) hanno un rischio di sviluppare diabete conclamato maggiorato del 400 per cento entro i successivi 5 anni, rispetto a chi mostra valori inferiori a questa soglia.

«Questa nuova ricerca – afferma il professor Sesti – aiuta a comprendere perché queste persone a rischio di diabete presentano elevati livelli di glicemia dopo i pasti». L’assorbimento intestinale del glucosio introdotto con gli alimenti avviene prevalentemente nella prima porzione dell’intestino, cioè nel duodeno. A tale livello il glucosio, grazie ad uno speciale trasportatore, l'SGLT-1, attraversa la parete intestinale per raggiungere la circolazione sanguigna. Il gruppo del professor Sesti ha osservato che i soggetti con NGT-alta glicemia ad 1 ora a rischio di sviluppare il diabete e le persone con diabete tipo 2 presentano aumentati livelli del trasportatore SGLT-1 nel duodeno, dimostrando che è l’eccessivo assorbimento intestinale del glucosio, la causa dell’iperglicemia post-prandiale.

La nuova ricerca ha preso in esame una popolazione di 54 individui, sottoposti a curva da carico orale di 75g di glucosio e ad esofago-gastro-duodenoscopia con biopsie della mucosa duodenale sulle quali è stata misurata la quantità del trasportatore del glucosio SGLT-1.

«In questo studio ─ spiega il professor Sesti ─ abbiamo osservato che i soggetti con NGT-alta glicemia ad 1 ora e i soggetti con ridotta tolleranza glicidica (IGT – cioè valori glicemia a due ore dalla curva da carico compresa tra 140 e 199 mg/dl), hanno aumentati livelli del trasportatore SGLT-1 nell’intestino, paragonabili a quelli riscontrati nei pazienti con diabete tipo 2, rispetto agli individui con NGT e glicemia ad 1 ora 155 mg/dl. Le condizioni di NGT-alta glicemia ad 1 ora e IGT ─ continua il professor Sesti ─ sono condizioni di cosiddetto pre-diabete con un alto rischio di progressione verso il diabete tipo 2. In questo studio abbiamo inoltre osservato che alti livelli duodenali di SGLT-1 sono associati ad elevati livelli di glicemia dopo carico orale di glucosio. Tali risultati suggeriscono che l’aumento dei livelli duodenali del trasportatore SGLT-1 (e il conseguente eccessivo assorbimento intestinale del glucosio) rappresenta uno dei meccanismi responsabili dell’iperglicemia post-prandiale».

«La scoperta che i livelli duodenali di SGLT-1 siano aumentati nei soggetti con pre-diabete, così come nei pazienti affetti da diabete tipo 2 ─ sottolinea la dottoressa Teresa Vanessa Fiorentino, co-autrice dello studio, dottoranda presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro ─ dimostra che tale alterazione è presente ancor prima dell’esordio della patologia diabetica e suggerisce che l’aumentato assorbimento intestinale del glucosio mediato dal trasportatore SGLT-1 potrebbe essere un meccanismo coinvolto nello sviluppo del diabete tipo 2».

«Tenendo in considerazione ─ conclude il professor Sesti ─ che l’attività del trasportatore SGLT-1 può essere inibita da alcuni composti fenolici presenti nelle mele e che sono attualmente in fase di sviluppo farmaci con una doppia azione inibitoria sui trasportatori SGLT-1 e SGLT-2 (quest’ultimo presente a livello renale), è possibile ipotizzare che la correzione dell’eccessivo assorbimento intestinale del glucosio potrà rappresentare una possibile strategia terapeutica utile non solo per trattare l’iperglicemia post-prandiale, ma anche per prevenire lo sviluppo del diabete nei soggetti a rischio».  

Autore

Sperelli

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