Curare il diabete con un farmaco degli anni ‘50

Martedì, 28 Novembre 2017

Quattro anni fa, dopo un malore, i medici gli dissero che aveva 24 ore di vita. Ora Daniel Dyner è un 73enne in piena salute che viaggia, nuota più di un chilometro al giorno e segue un rigoroso regime alimentare.
La sua fortuna è stata incontrare il dott. Gervasio Lamas, cardiologo presso il Mount Sinai Medical Center di Miami, che lo operò d’urgenza al cuore salvandogli la vita. Tuttavia, l’intervento non era sufficiente perché Dyner mostrava livelli glicemici assolutamente fuori norma.
Il paziente è entrato a far parte di un trial clinico al Mount Sinai basato sul trattamento del diabete di tipo 2 con complicazioni cardiache con un farmaco sviluppato negli anni ‘50.
Per curare il diabete attraverso nuovi approcci, ricercatori come il prof. Lamas e il prof. Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute presso la Miller School of Medicine dell’Università di Miami, rivolgono il proprio sguardo al passato per trovare risposte valide.
 
 


 
 
Stanno entrambi testando tecniche alternative nella speranza di ottenere trattamenti non convenzionali per il diabete da introdurre nei protocolli ufficiali. Il trial sulla terapia chelante di Lamas, accusato in principio di ciarlataneria, si trova nella seconda fase di sperimentazione. Il cardiologo si servì per la prima volta la terapia - utilizzata fin dagli anni ‘50 per il trattamento delle intossicazioni da metalli pesanti - nel 1999.
Dyner è uno dei pazienti sottoposti alla terapia che ha come obiettivo di espungere metalli come il calcio dalle arterie coronarie.
I dati di Lamas indicano che il numero degli eventi cardiaci ricorrenti nei soggetti trattati è sceso del 41%, mentre quello degli attacchi cardiaci del 50%. Il trial ha anche ridotto il numero di decessi fra i pazienti diabetici sopravvissuti agli attacchi cardiaci.
Il team di Lamas ha quindi avviato un secondo studio, stavolta incentrato sul diabete, che coinvolgerà circa 1200 pazienti con storia clinica di attacchi cardiaci e con una funzionalità renale nella norma.
“Sappiamo da tempo che i metalli che la chelazione elimina dal corpo sono tossici per i vasi sanguigni”.
Proprio come Lamas, anche il prof. Ricordi sta utilizzando farmaci che hanno dimostrato la propria efficacia in passato.
Nel suo trial, che coinvolge pazienti affetti da diabete di tipo 1, l’obiettivo è di fermare o rallentare la progressione delle malattie autoimmuni come la forma primaria di diabete attraverso alte dosi di Omega 3 e vitamina D. Lo studio, al quale parteciperanno sia adulti che bambini affetti da diabete di tipo 1, sarà basato appunto su somministrazioni di vitamine nel corso di 2 anni.
“Ciò che spaventa le famiglie è sentirsi dire che non ci sono altre possibilità se non quella di assumere insulina per il resto della vita”, spiega il prof. Ricordi. “Il nostro studio alimenta la speranza che si riesca a cambiare il corso della malattia”.
Ricordi sta già utilizzando gli Omega 3 e la vitamina D per trattare pazienti affetti da altre malattie autoimmuni come il morbo di Crohn o la psoriasi.
“Si tratta di sostanze che possono essere assunte per allungare la vita. La mia famiglia, i miei figli, mia madre, perfino i miei colleghi ne fanno uso”.

Autore

Sperelli

File disponibili

Nessun file caricato

Tour del sito