Covid-19, le fasi della riabilitazione

Mercoledì, 24 Giugno 2020

Durante i mesi centrali della pandemia, il San Raffaele è stato il primo ospedale al mondo a creare ad hoc un reparto di riabilitazione per i pazienti Covid-19 ancora infettivi, con lo scopo di recuperare le funzionalità motorie, respiratorie e neurologiche perse durante la fase acuta della malattia nel più breve tempo possibile. Il reparto ha fornito una terapia riabilitativa a 360° grazie all’impegno quotidiano di un’équipe multidisciplinare di infermieri e medici specialisti, che comprendono fisiatri, neurologi, neurochirurghi, pneumologi, neuropsicologi, psichiatri, cardiologi, otorinolaringoiatri, fisioterapisti e nutrizionisti.

 

Nei mesi di aprile e maggio sono stati trattati oltre 150 pazienti: l’approccio organizzativo innovativo e le terapie praticate sono state di esempio per altri ospedali in Italia e nel mondo, e i risultati ottenuti sono oggi pubblicati su alcune delle maggiori riviste scientifiche del settore, tra cui l’Archives of Physical Medicine and Rehabilitation della società scientifica americana che racchiude gli specialisti della riabilitazione statunitensi.
“È solo grazie alla stretta collaborazione tra le Unità operative di Neurologia, Neurochirurgia e Riabilitazione Cardiologica dell’Ospedale che è stato possibile reagire in tempo record e creare il primo reparto riabilitativo dedicato interamente ai pazienti COVID-19 positivi. Un’esperienza di gestione interdisciplinare e integrata che ci ha permesso di delineare le linee guida internazionale per la riabilitazione in questi pazienti”, spiega il dottor Sandro Iannaccone, direttore del Dipartimento di Riabilitazione dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. “I sistemi sanitari di tutto il mondo si sono organizzati per ampliare i reparti di malattie infettive e i letti in terapia intensiva. Con il nostro esempio dimostriamo che per affrontare l’emergenza COVID-19 anche le unità di riabilitazione hanno bisogno di maggiore attenzione e necessitano di essere organizzate seguendo specifiche esigenze cliniche e organizzative”.
Sebbene COVID-19 si presenti principalmente con problemi respiratori conclamati, vi sono molti altri sintomi che necessitano di una riabilitazione specifica ed emergono nella fase post acuta, sotto forma di disabilità motorie, cardiologiche, neurologiche, cognitive e psicologiche.
“Oltre a presentare questo tipo di problematiche, tutti i pazienti ricoverati erano ancora infettivi. Per questo abbiamo organizzato il reparto per svolgere al letto del paziente la maggior parte degli esami strumentali in contemporanea all’attività riabilitativa e assistenziale,” afferma Sandro Iannaccone. “Considerando poi che chi sviluppa maggiormente le forme gravi di COVID-19 sono persone di età avanzata, sovrappeso o con multiple malattie croniche, il programma di riabilitazione motoria, respiratoria e neurologica è stato creato su misura, paziente per paziente”.
I medici del San Raffaele hanno organizzato le attività di riabilitazione seguendo le fasi di sviluppo della malattia. Nella fase acuta, caratterizzata principalmente da disturbi respiratori, la gestione del paziente prevedeva frequenti cambi di postura e terapie posizionali.
Una volta conclusa la fase critica, l’attenzione si è spostata sulle conseguenze muscolo-scheletriche legate al prolungato allettamento, sul ritorno a un’alimentazione normale e poi sulla sfera cognitivo-emotiva. Nel lungo periodo bisogna invece affrontare problematiche psichiatriche, come disturbi da stress-post traumatico, ansia e depressione, conseguenza del lungo periodo in terapia intensiva. Questa seconda fase della riabilitazione è stata prevista anche per i pazienti che si negativizzavano durante la permanenza in istituto.
Una volta dimessi dall’ospedale, qualora necessario, i pazienti hanno potuto continuare la riabilitazione anche a casa, usufruendo del servizio di telemedicina con video-visite e teleconsulti online.
Infine, l’Ospedale San Raffaele completa l’offerta sanitaria che ha organizzato per i pazienti Covid-19 riferiti alla struttura con il percorso di follow up che prevede diversi controlli per un periodo di 6 mesi. In pratica il paziente è seguito fino alla completa guarigione, dall’accoglienza in Pronto Soccorso, al trasferimento e alle cure nei reparti e/o nelle terapie intensive Covid, fino alla riabilitazione con équipe multispecialistiche prima della dimissione.

 

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Autore

Sperelli

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