Fecondazione, più possibilità nelle donne obese se si posticipa il trasferimento dell’embrione

Martedì, 09 Ottobre 2018

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2016 il 40% della popolazione mondiale femminile adulta era in sovrappeso e circa il 15% soffriva di obesità.
Gli effetti negativi di queste alterazioni endocrine riguardo la fertilità sono noti, ragion per cui gli specialisti consigliano sempre di cercare una gravidanza quando si ha un peso normale per essere in grado di affrontare meno rischi e dunque non avere un impatto negativo sulla salute del bambino.

 


Come hanno mostrato i ricercatori di IVI durante il 74º Congresso dell’American Society for Reproductive Medicine (ASRM), le donne affette da obesità potrebbero beneficiare del trasferimento differito dell’embrione che, secondo uno studio prospettico, elimina la correlazione tra le percentuali di impianto, aborto e neonati e gli indici di obesità e grasso corporeo.
“Invece di trasferire l’embrione solo pochi giorni dopo aver stimolato la crescita degli ovuli e averli estratti, il trasferimento sarebbe posticipato ad un ciclo successivo, evitando così un possibile effetto negativo sull’endometrio senza che la qualità degli embrioni diminuisca” spiega Antonio Requena, Direttore Medico di IVI. Questo posticipo è praticabile grazie alla tecnica della vitrificazione – il congelamento ultra rapido nel nitrogeno liquido a -196ºC - al cui sviluppo IVI ha partecipato e che viene utilizzato quotidianamente nelle oltre 70 cliniche del gruppo.
Questi risultati derivano dallo studio “ABC Trial: Appraisal of body content. Frozen embryo cycles are not impacted by the negative effects of obesity seen in fresh cycles”, guidato dal Dottor Kim JG e supervisionato dal professor Richard T. Scott, CEO di IVIRMA Global, in cui sono stati studiati i casi di oltre 1.200 pazienti del gruppo di riproduzione assistita (giugno 2016 – aprile 2018).
Pertanto, il trasferimento di un embrione vitrificato potrebbe mitigare gli effetti negativi dell’obesità, osservati in cicli a fresco. E sono anni che IVI porta avanti la ricerca sulla correlazione esistente tra l’obesità e la diminuzione della fertilità delle pazienti. Di fatto, è frequente che le donne obese necessitino di più tempo per ottenere una gravidanza spontanea e, inoltre, hanno tre volte in più la possibilità di incorrere in problemi di infertilità rispetto alle donne con un peso nella norma”.

“Questo si deve a diversi fattori che influenzano la loro prognosi riproduttiva, come la bassa recettività endometriale - indica Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma - Le percentuali di impianto e di gravidanze diminuiscono significativamente con l'aumento del BMI femminile. Inoltre, nelle donne obese il rischio di complicanze durante il parto è tre volte superiore rispetto alle donne con peso normale, le percentuali di aborto aumentano e il rischio di morte fetale e di parto prematuro raddoppiano”.
D’altro canto, l’obesità colpisce non solo la donna, ma nell'adolescenza e nell'età adulta dei bambini è un importante fattore di rischio per le malattie croniche, come la malattia cardiovascolare, la sindrome metabolica ed il diabete di tipo II.
Pertanto, anche se sembra che con l'uso del trasferimento differito, la prognosi riproduttiva di queste pazienti potrebbe essere migliorata, gli specialisti di IVI consigliano sempre alle donne di affrontare la gestazione con un peso il più vicino possibile alla normalità. Per ottenerlo, i ginecologi consigliano un piano di dimagrimento e di cambiamento delle cattive abitudini alimentari. È importante consultare uno specialista della nutrizione e fare esercizio sotto la supervisione di un preparatore fisico, poiché è dimostrato che l’esercizio moderato sia nell’uomo che nella donna migliora i risultati nei trattamenti di Riproduzione Assistita.

Autore

Sperelli

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