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Malattie dell’apparato digerente: mortalità doppia senza reparti di gastroenterologia

Giovedì, 18 Febbraio 2016

 

Negli ospedali italiani solo il 7,4% dei pazienti con malattie dell’apparato digerente è curato dallo specialista più adatto, il gastroenterologo: è l’allarme che emerge dalla ricerca, sviluppata dall’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO) in collaborazione con il Ministero della salute, che ha analizzato per la prima volta in Italia oltre 4.800.000 casi di pazienti ricoverati negli ospedali italiani tra il 2010 e il 2014.

Questo documento, frutto di una consolidata collaborazione di AIGO con il Ministero della salute, evidenzia come ciò comporti gravi conseguenze in termini di ricovero più lungo, spreco di denaro pubblico e soprattutto di rischi per la salute dei pazienti: al di fuori dei reparti di gastroenterologia, infatti, la mortalità intraospedaliera per malattie dell’apparato digerente raddoppia, salendo dal 2,2% a una media del 4,1%.

Per poter assicurare a tutti i pazienti le migliori cure AIGO propone la creazione di reti regionali per le emergenze e il potenziamento e l’omogenea distribuzione sul territorio nazionale dei posti letto di gastroenterologia, anche ipotizzando l’utilizzo di posti di chirurgia inappropriatamente impiegati per erogare cure gastroenterologiche, che sono oggi pari a circa il 40% di quelli impiegati per ricoveri per malattie dell’apparato digerente in chirurgia.

La ricerca AIGO-Ministero della salute è presentata questa mattina nel corso del Convegno “Appropriatezza: valore determinante per il Sistema Sanitario Nazionale. Il contributo della gastroenterologia”, svoltosi presso l’Auditorium del Ministero della salute. Scopo di questa indagine è stato verificare l’appropriatezza del ricovero e delle cure ricevute.

L’allarme dei gastroenterologi nasce dalla constatazione che i pazienti ricoverati per malattie dell’apparato digerente nel reparto “sbagliato” rappresentano di gran lunga la maggior parte: infatti, il 49,8% è curato in unità di chirurgia, il 23,9% in medicina, il 5% in pediatria e il 13,6% in altre unità operative ancora.

Sottolinea Antonio Balzano, presidente dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO): “Il ricovero dei pazienti al di fuori della gastroenterologia genera un’elevata inappropriatezza delle cure, tanto che il 40% dei pazienti ricoverati in chirurgia per malattie dell’apparato digerente non riceve cure chirurgiche – come sarebbe logico - ma mediche, perché in realtà necessita di queste ultime. Pertanto, la nostra associazione lancia questa provocazione: visto che il 40% dei letti in chirurgia, tra quelli impiegati per pazienti ricoverati per malattie dell’apparato digerente, è usato per somministrare cure mediche gastroenterologiche, orientiamo questi letti alle gastroenterologie che sono spesso sono unità sottodimensionate. In questo modo avremmo cure migliori per i pazienti senza alcun incremento della spesa sanitaria pubblica”.

 

L’appropriatezza delle cure: un risparmio di 360.000 giornate di ricovero

 

L’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri calcola che se tutti pazienti con malattie dell’apparato digerente fossero ricoverati in gastroenterologia si registrerebbe un risparmio di almeno 360.000 giornate di degenza per anno.

Questo dato nasce dal confronto dei valori di degenza media nei diversi reparti ed evidenzia chiaramente come in gastroenterologia il ricovero duri in media un giorno di meno rispetto alla medicina e due giorni in meno rispetto alle altre unità operative. Infatti, in media il ricovero per malattie dell’apparato digerente nei cinque anni osservati è di circa 8 giorni, con valori diversi per specialità: 8,1 giorni in gastroenterologia, 9,3 giorni in medicina e 9,9 giorni in altri reparti di degenza.

 

La gastroenterologia in Italia

 

Secondo i dati AIGO-Ministero della salute, a livello nazionale le malattie dell’apparato digerente rappresentano ben il 10% di tutti i ricoveri per patologie acute e hanno costituito nel 2014 la seconda causa di ospedalizzazione con 878.729 casi.

In Italia sono oggi operativi, secondo i dati di un censimento effettuato da AIGO, 1425 gastroenterologi ed endoscopisti e presenti un totale di 2062 posti letto, per una media di 3,4 letti in gastroenterologia ogni 100.000 abitanti. Quest’ultimo dato è, tuttavia, ancora insufficiente.

Inoltre, nelle diverse regioni la situazione è profondamente disomogenea, presentando anche regioni dove il numero di letti per la gastroenterologia è anche molto al di sotto di tale soglia, come accade in Friuli Venezia Giulia (0,7), in Abruzzo (1,3) e in Sicilia (1,2).

 

Le proposte dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri

 

Per poter assicurare a tutti i pazienti le migliori cure e quindi l’assistenza del gastroenterologo AIGO propone:

 

- la creazione di reti regionali per le urgenze gastroenterologiche, già in fase di realizzazione in Lombardia e Veneto e di organizzazione in Campania e Toscana, che consentirebbe a tutti i pazienti colpiti da emorragia gastrica di essere curati da uno specialista in gastroenterologia, riducendo così la mortalità. Questo modello organizzativo definisce quali strutture debbano occuparsi di questa emergenza, secondo i differenti livelli di complessità d’intervento, e indirizza quindi sin da subito il paziente al centro che meglio saprà rispondere alla sua situazione. Inoltre, fissa precisi parametri sulla base dei quali la centrale operativa del 118 può decidere facilmente in quale struttura trasportare il paziente soccorso.

 

- un potenziamento dell’offerta terapeutica in gastroenterologia, anche attraverso l’inserimento della disciplina tra quelle necessariamente presenti nei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) di primo e secondo livello. Si tratta di una misura auspicabile, tenendo conto che le malattie dell’apparato digerente rappresentano la seconda causa di ricovero in Italia. In questo modo si otterrebbe una maggiore appropriatezza dei ricoveri, una diminuzione della mortalità e della degenza e un risparmio di risorse da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Autore

Sperelli

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