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Amate il sushi? Attenti al verme Anisakis

Mercoledì, 17 Maggio 2017

Il sushi è una prelibatezza, ma può essere davvero pericoloso in certi casi. Il verme parassita Anisakis, infatti, può essere presente nei pesci utilizzati per preparare la specialità giapponese, causando così l’anisakidosi, la cosiddetta “malattia del verme delle aringhe”.

La buona notizia è che nell’organismo umano il parassita ha vita dura e viene eliminato nel giro di qualche giorno, durante i quali tuttavia possono manifestarsi sintomi fastidiosi.

 

 

Il verme si divide in tre categorie: Anisakis simplex simplex, Anisakis pegreffi e Anisakis simplex C. Vivono tutti nell’apparato gastrointestinale dei mammiferi marini finché non rilasciano in mare le larve attraverso le feci. Le uova diventano fonte di nutrimento per i crostacei, ricominciando così il ciclo biologico con il passaggio da un pesce all’altro.

L’organismo umano reagisce all’ingestione del parassita con vomito e diarrea, “strategie” difensive che ci liberano dell’indesiderato ospite nel giro di un paio di giorni.

Prima di queste evidenti forme di malessere, potremmo avvertire una sensazione di prurito alla gola. Si tratta delle larve appena ingerite che si muovono. L’organismo mette in atto la prima forma di difesa con la tosse. La maggior parte delle larve viene così subito espulsa, ma alcune riescono comunque a raggiungere il tratto digerente, dando vita nel giro di qualche ora alle spiacevoli conseguenze già descritte. In alcuni casi, a vomito e diarrea si aggiungono anche orticaria e febbre.

In casi rarissimi, si possono manifestare occlusioni o perforazioni intestinali che possono provocare peritonite o gravi reazioni allergiche con conseguente rischio di shock anafilattico.

C’è anche la remota possibilità che le larve riescano a sottrarsi ai meccanismi di difesa del corpo umano, insediandosi stabilmente in esso. In quel caso, andranno rimosse chirurgicamente o tramite un antiparassitario a base di albendazolo.

 

Autore

Sperelli

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