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Come evitare i calcoli biliari

Giovedì, 19 Dicembre 2013

Sintomi e fattori di rischio

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La bile è un liquido prodotto dal fegato necessario per la digestione dei grassi. È composta da colesterolo, sali biliari, bilirubina e fosfolipidi ed è raccolta nella cistifellea. Quando la cistifellea si contrae, la bile si riversa nell'intestino per aiutare la digestione attraverso il coledoco.
Se il tasso di colesterolo, sali biliari e bilirubina è troppo alto, la bile può solidificarsi dando vita ai calcoli biliari.
I calcoli possono spostarsi nel coledoco impedendo il passaggio della bile e causando l'ostruzione del dotto e l'aumento della pressione all'interno della cistifellea. I sintomi possono essere mal di testa, nausea e difficoltà di digestione, oppure più specifici, dando vita a vere e proprie coliche che si verificano soprattutto dopo un pasto abbondante e ricco di grassi. In alcuni casi potrebbe verificarsi addirittura la comparsa dell'ittero, vale a dire l'ingiallimento della cute a causa dell'accumulo di bile nel fegato e quindi il suo riversamento nella circolazione sanguigna.
A causa degli estrogeni che ostacolano la corretta sintesi degli acidi biliari necessari per rendere solubile il colesterolo, le donne sono maggiormente esposte al rischio di calcoli biliari. Un altro fattore di rischio per le donne è rappresentato dalla gravidanza, nel corso della quale la colecisti perde parte della sua capacità di contrarsi, favorendo così il ristagno di bile.
Fattori di rischio comuni a uomini e donne sono invece il sovrappeso e l'obesità, un dimagrimento troppo veloce, un'alimentazione troppo ricca di grassi e povera di fibre, il diabete, il fumo, la stitichezza e fattori genetici.
Uno studio del Karolinska Institut di Stoccolma conferma il rischio di insorgenza dei calcoli biliari legato a un'alimentazione troppo rigida e quindi a un dimagrimento eccessivamente veloce. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista International Journal of Obesity.
calcoli biliariSecondo i ricercatori svedesi, quelle persone che si mettono in testa di dimagrire tanto e subito sono molto più a rischio di altre di dover poi avere a che fare con i calcoli biliari. L'analisi ha tenuto conto dell'esperienza di 6640 persone a dieta, metà delle quali ha scelto un regime alimentare caratterizzato dalla riduzione drastica dell'apporto calorico, mentre l'altra metà ha optato per un'alimentazione comunque ridotta ma più equilibrata.
Nello specifico, il primo gruppo ha affrontato 10 settimane di alimentazione liquida con un apporto calorico di sole 500 calorie giornaliere, seguite da 9 mesi di alimentazione bilanciata ed esercizio fisico. L'altro gruppo ha seguito invece una dieta di 1500 calorie al giorno per tre mesi, seguiti anche in questo caso da 9 mesi di mantenimento.
Alla fine dello studio, i ricercatori hanno registrato nel primo gruppo l'insorgenza di calcoli biliari in 48 persone, mentre nel secondo gruppo i casi sono stati solo 16. Ma oltre al danno c'è anche la beffa, perché stando ai dati emersi, la perdita di peso a lungo termine è sostanzialmente uguale nei due gruppi, il che evidenzia la completa inutilità di un approccio troppo rigido e autopunitivo quando si sceglie di intraprendere una dieta dimagrante.

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