Gli anticoagulanti riducono anche il rischio di demenza

Giovedì, 25 Gennaio 2018

Gli anticoagulanti utilizzati dai pazienti con fibrillazione atriale per la prevenzione dell’ictus mostrano anche un effetto collaterale positivo. I farmaci sembrano infatti ridurre il rischio di demenza nei soggetti che li assumono. A rivelarlo è uno studio pubblicato sullo European Heart Journal da un team del Karolinska Institutet di Stoccolma.
Il meccanismo d’azione degli anticoagulanti si basa sulla loro capacità di prevenire i coaguli di sangue che causano l’ictus. In tal modo, però, proteggono anche dai microcoaguli che causano ictus di portata minima, non avvertibili dal soggetto ma associati a lungo andare a deterioramento cognitivo.
Oggetto dello studio sono stati oltre 444mila pazienti con diagnosi di fibrillazione atriale. Fra il 2006 e il 2014, quelli che assumevano gli anticoagulanti all’inizio dello studio mostravano un rischio più basso del 29% di sviluppare demenza rispetto ai pazienti che non avevano ancora cominciato il trattamento.
Durante il periodo considerato dallo studio, è stata riscontrata una riduzione ancora maggiore del rischio demenza, pari al 48%.
 
 


«Per dimostrare questa ipotesi, sarebbero necessari studi randomizzati controllati con placebo, ma tali studi non possono essere effettuati a causa di motivi etici. Non è possibile infatti dare un
placebo ai pazienti affetti da fibrillazione atriale e aspettare che si verifichi una demenza o un ictus», scrivono nel lavoro Leif Friberg e Mårten Rosenqvist.  
Tra i fattori di rischio più consistenti per l’insorgenza di demenza ci sono, oltre alla mancanza di trattamento con anticoagulanti, anche l’età avanzata, l’eventuale presenza di Parkinson e l’abuso di alcol.
«Come clinico so che ci sono pazienti affetti da fibrillazione atriale che hanno una visione fatalistica dell'ictus, ma pochi pazienti sono fatalisti riguardo la demenza, che causa un deterioramento lento e inesorabile della cognizione, per cui potrebbero essere più costanti nell'assumere il farmaco sapendo di questo effetto», conclude Friberg.

Autore

Sperelli

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