Da una lacrima sul viso... si scopre il Parkinson

Venerdì, 23 Febbraio 2018

Le lacrime di una persona potrebbero aiutare i medici a scoprire il morbo di Parkinson. Lo rivela uno studio della Keck School of Medicine della University of Southern California di Los Angeles.
Lo studio è firmato da Mark Lew, che spiega: "Riteniamo che la nostra ricerca sia la prima a dimostrare che le lacrime possono essere un indicatore biologico affidabile, poco costoso e non invasivo della malattia di Parkinson".
 
 
 
All’interno delle lacrime vi sono molte proteine prodotte dalle cellule secretorie della ghiandola lacrimale, che viene stimolata dai nervi. È noto come il Parkinson influenzi la funzione dei nervi al di fuori del cervello, per questo i medici hanno ipotizzato che un cambiamento nella funzione nervosa possa manifestarsi nei livelli di proteine presenti nelle lacrime.
55 persone con il Parkinson hanno partecipato allo studio, mentre altre 27 costituivano il gruppo di controllo. I ricercatori si sono concentrati sui livelli di 4 proteine, e una di queste ha fatto emergere differenze evidenti nei due gruppi.  
A differenziarsi era l’alfa-sinucleina, oltre all’alfa-sinucleina oligomerica, cioè la forma che ha creato aggregati implicati nel danno nervoso.
L’analisi ha dimostrato che mentre i livelli totali di alfa-sinucleina erano scesi nelle persone con Parkinson, quelli di alfa-sinucleina oligomerica risultavano aumentati.
"Sapere che qualcosa di semplice come le lacrime potrebbe aiutare i neurologi a distinguere in modo non invasivo tra persone che hanno il morbo di Parkinson e chi invece non lo ha è entusiasmante", commenta Lew. "E poiché il processo di malattia può iniziare anni o decenni prima che compaiano i sintomi, un marker biologico come questo potrebbe essere utile per diagnosticare, o addirittura trattare prima la malattia".

Autore

Sperelli

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