Epilessia, a che punto siamo?

Mercoledì, 27 Giugno 2018

Cosa si sa di nuovo sull’epilessia?
La rivista Nature Reviews Disease Primer ha fatto il punto della situazione relativamente alle epilessie e alle sue cure, rivolgendosi a Marco de Curtis, Direttore della Unità di Epilettologia Clinica e Sperimentale, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta e ad Annamaria Vezzani, Direttore del Laboratorio di Neurologia Sperimentale presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, entrambi tra i massimi esperti internazionali dei meccanismi neurobiologici e pre-clinici delle epilessie, integrati alle conoscenze cliniche e diagnostiche.

 

 

L’epilessia rappresenta una delle più comuni malattie neurologiche croniche che affligge circa 65 milioni di persone sul pianeta in tutte le aree geografiche, le classi sociali e le fasce d’età. 
Annualmente viene diagnosticato un nuovo paziente ogni 150 individui. L’alta prevalenza di questa malattia è dovuta al fatto che le crisi epilettiche possono manifestarsi in molte e diverse malattie acquisite, infettive, genetiche e tumorali.
Afferma Marco de Curtis: “È quindi più corretto parlare di epilessie al plurale ed è cruciale riuscire a capire quale malattia è causa del tipo di epilessia per impostare il trattamento più corretto ed efficace. Per fare questo sono stati sviluppati percorsi diagnostici ben definiti che utilizzano i dati clinici del paziente ed i risultati di esami strumentali”.
Questi protocolli sono discussi e condivisi durante riunioni delle società scientifiche epilettologiche nazionali ed internazionali che sono molto attive e ben coordinate tra loro.
“Il 70% dei pazienti con epilessia – aggiunge Anna Maria Vezzani - può essere curato con i farmaci e con la chirurgia, e può guarire. Purtroppo, un terzo dei pazienti non risponde ai trattamenti disponibili. La presenza delle crisi epilettiche e dei disturbi associati (le cosiddette co-morbidità) influenzano in modo negativo la qualità di vita lavorativa, sociale e relazionale di questi pazienti.
Si calcola che in Lombardia i pazienti non trattabili siano circa 150.000 e si ritiene che i costi diretti (sanitari) ed indiretti di gestione della loro malattia rappresenti un terzo del carico sociale e sanitario delle malattie neurologiche.
“Il numero di nuovi casi di epilessia - continua Anna Maria Vezzani - è di 61,4 per 100.000 abitanti. Applicando questa stima al territorio nazionale italiano, i nuovi casi di epilessia attesi ogni anno sono circa 36.000.  La prevalenza dell’epilessia attiva è di 7,6 casi per 1.000. In Italia sono pertanto 450.000 i pazienti con epilessia attiva. Circa un terzo di questi pazienti non sono curati dalla terapia farmacologica (150.000) e sono quindi definiti farmacoresistenti”.
Conclude Marco de Curtis: “Un terzo dei pazienti farmacoresistenti (50.000 in Italia) potrebbe essere trattato con la rimozione chirurgica della zona epilettogena. Attualmente vengono operati in Italia per chirurgia dell'epilessia circa 300 pazienti all'anno. I pazienti arrivano all'intervento chirurgico in media dopo 20-25 anni di malattia. Se correttamente identificati ed indirizzati potrebbero essere guariti molto prima di quando avviene oggi. E questo determinerebbe un notevole ed ovvio vantaggio per i pazienti ed i loro familiari, ma anche per i costi sanitari che la gestione di un paziente cronicamente epilettico comportano”.
I costi diretti sanitari per anno di un paziente con epilessia sono circa 5.000 Euro suddivisi in 50% per il costo dei farmaci antiepilettici ed il 30% per i costi di ricovero. Si ritiene che il costo sanitario per curare l'epilessia in Europa sia di 15.5 miliardi di euro. I costi indiretti (assenze da lavoro, sottooccupazione, utilizzo di servizi sociali, etc) sono 3 volte superiori. Tre anni dopo la chirurgia dell'epilessia i costi sanitari e sociali dei pazienti sono ridotti ad un quarto e sono azzerati dopo 6-7 anni.

Autore

Sperelli

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