La vitamina D non protegge il cervello

Mercoledì, 11 Luglio 2018

L’assunzione di vitamina D non avrebbe effetti protettivi sul cervello, non riuscendo pertanto a scongiurare l’insorgenza di malattie come il Parkinson, la sclerosi multipla o l’Alzheimer.
A riferirlo è un team dell’Università di Adelaide che ha pubblicato su Nutritional Neuroscience l’esito di una metanalisi di oltre 70 studi sugli effetti della sostanza.

 


"Studi precedenti avevano scoperto che i pazienti con una malattia neurodegenerativa tendevano ad avere bassi livelli di vitamina D rispetto a persone sane", evidenzia Krystal Iacopetta, autrice principale della ricerca. "Ciò ha portato all'ipotesi che l'aumento dei livelli di vitamina D, attraverso una maggiore esposizione ai raggi UV e al sole o prendendo integratori, potrebbe potenzialmente avere un impatto positivo. Una convinzione diffusa è che questi supplementi potrebbero ridurre il rischio di sviluppare disturbi correlati o limitare la loro progressione. I risultati della nostra revisione approfondita e un'analisi di tutta la letteratura scientifica, tuttavia, indicano che non è così e che non ci sono prove convincenti a sostegno della vitamina D come agente protettivo per il cervello".
Secondo un altro autore dello studio, tuttavia, l’esposizione solare potrebbe comunque svolgere un ruolo positivo: "Potrebbe essere che un'esposizione al sole ragionevole e sicura sia un bene per il cervello e che ci siano nuovi ed entusiasmanti fattori in gioco che dobbiamo ancora identificare e misurare", sottolinea il professor Mark Hutchinson.

Autore

Sperelli

File disponibili

Nessun file caricato

Tour del sito