QUANDO LA DONNA SUBISCE LA ...MOLESTIA

Mercoledì, 17 Giugno 2015

MOLESTIE SESSUALI 1

(le situazioni, le problematiche e la tutela legale e psicologica)

La gamma delle situazioni di molestia sessuale è molto varia: si va dalla frase equivoca con doppio senso al fraseggio volgare, dall'apprezzamento pesante alla proposta diretta, dalla minaccia subdola ed imbarazzante ripetuta più volte fino ad arrivare al gesto osceno o alle avances più meschine, al ricatto e all'intimidazione sul posto di lavoro. Si consuma di preferenza in quegli ambiti in cui si determina da una parte una condizione di bisogno e vede dall'altra parte una condizione sociale contrattualmente più forte che abusa del suo potere o della sua autorità verso chi è gerarchicamente subordinato. Per la molestia sulla strada ed in certi ambienti pubblici prevale la convinzione maschilista che giustifica il complimento pesante alle passanti, la proposta insistente fino al contatto fisico impudente in una sala cinematografica e all'atto esibizionista. In tutti i casi il molestatore conta sulla complicità del silenzio di una vittima psicologicamente indifesa. Infatti chi subisce la molestia solitamente è impreparata a difendersi al primo, inatteso, attacco: la mancata reazione favorisce l'innescarsi di un'escalation da cui sottrarvisi risulta sempre più complicato, soprattutto se la persona ritiene di non essere tutelata giuridicamente da provocazioni che non comportino aggressione fisica e possiede ad un tempo una bassa autostima e altrettante basse abilità sociali di autodifesa. Così la donna vittima di molestie è maggiormente esposta a crisi depressive, a stati di agitazione ed irritazione permanenti, insonnia, emicrania e a vari disturbi psicosomatici che si associano ad una minore efficienza lavorativa e minore fiducia nelle proprie capacità. La legge viene oggi in aiuto anche a chi sta subendo molestie sessuali in quanto ogni atto che disturba anche in minima parte la sfera sessuale altrui costituisce un reato penale. Attraverso la presentazione di una querela di parte che in tali casi, non può più essere revocata, l'interessata inizia così il suo atto difensivo con facoltà di essere pure risarcita di danni psicologici (biologici e morali) correlati alla molestia subìta. Ma se l'attuale giurisprudenza protegga, a posteriori e su querela, la donna molestata, la difesa immediata è solamente psicologica. Le molestie, a differenza delle violenze sessuali vere e proprie, sono in definitiva pressioni psicologiche, a vari livelli, di tipo verbale e non verbale (sguardi insistenti, ammiccamenti, contatti interpersonali, esibizionismi non richiesti) e pertanto la risposta immediata si basa su di un repertorio competente di abilità cognitive, comportamentali ed emozionali di protezione e di fronteggiamento della situazione molesta attraverso una serie di mosse psicologiche per reagire, colpire nelle zone più vulnerabili e difendersi in varie situazioni interpersonali, anche complesse, affrontando il molestatore armate di sofisticate tecniche di dissuasione ed autodifesa psicologica paragonabili ad un ben assestato colpo di judo o di karate che spiazzano e mettono a terra l'avversario senza sentirsi in colpa, provare eccessiva ansia e senza compromettere la relazione sociale, mantenendo comunque un buon rapporto interpersonale con l'altro. Certamente tali strategie e tecniche dissuasive vanno apprese, con l'aiuto di uno psicoterapeuta esperto, attraverso un programma di protezione psicologica individualizzato da acquisire con una serie role playing e role reversal in studio e prove comportamentali sul campo con supervisione continuativa finché le abilità psicologiche di difesa diventano abitudini. E' possibile pure attraverso un programma di Harassement inoculation training preparasi preventivamente in gruppo ad affrontare possibili molestie future al fine di ridurre la durata e l'intensità dell'emozione spiacevole, bloccare la molestia sul nascere, sottrarsi alla pressione sociale del molestatore con conseguente incremento del senso di autoefficacia e dell'autostima personale.

Paolo Zucconi, sessuologo clinico e psicoterapeuta comportamentale a Udine

 

 

 

 

MOLESTIE SESSUALI 2

(la tipologia, il profilo del molestatore e della molestata, l’autodifesa)

La forma più grave di molestia è il ricatto sessuale mentre le più diffuse sembrano le attenzioni sessuali non gradite come ad esempio le richieste insistenti. In ambienti tradizionalmente maschilisti sono molto frequenti le “molestie di genere”, quelle cioè che sottolineano le differenze tra maschio e femmina come ad esempio la distribuzione di materiale porno tra il gruppo, il fraseggio volgare, il vantarsi di prestazioni sessuali, il gesto osceno e la frase o il discorso ambiguo. Altre forme di molestia sessuale sono le telefonate oscene, l’esibizionismo non richiesto ed infine la ricerca del contatto fisico a bordo dei trasporti pubblici, al cinema, nell’ambiente lavorativo (la pacca sul sedere rientra tra questo genere), e anche in certi ambulatori medici, purtroppo.

Se per alcuni maschi la molestia sessuale rientra nell’esercizio del potere nel caso di dirigenti o imprenditori, l’atteggiamento del molestatore appare tipicamente sessista, di un sessismo più ostile che benevolo incentrato sull’idea frustra della donna oggetto. Se poi il molestatore agisce con l’intento di comunicare un qualcosa la modalità appare decisamente inappropriata caratterizzata da assenza di empatia ed espressione di una sessualità immatura. Se nelle forme più hard il molestatore rientra nei profili aggressivi e manipolativi, nelle forme meno gravi può essere visto come un disabile sociale, una persona con ridotte competenze sociali e assenza di abilità di approccio.

Solitamente le vittime di molestie appartengono alle categorie sociali più deboli dove la vulnerabilità personale è direttamente proporzionale al rischio della molestia. Tra le categorie sociali più a rischio sembra che i primi posti spettino alle divorziate, seguite a ruota dalle donne più giovani e neoassunte. Vittime diffuse, e purtroppo per la maggior parte silenti appartengono a gruppi di lavori specificatamente maschili. Inoltre tra le donne più a rischio di molestia sessuale sono le portatrici di handicap, le lesbiche e quelle appartenenti a minoranze etnico-sociali e linguistiche. Infine dieci suggerimenti di autodifesa:

  1. Reagisci tempestivamente al primo segno di invasione della tua privacy per evitare che la non reazione venga colta come un segno di debolezza tale da indurre il molestatore a continuare la sua opera più pesantemente.
  2. A richieste moleste specifiche evita di rispondere in modo generico offrendo al molestatore una, seppur vaga, speranza di raggiungere il suo laido scopo.
  3. Ogni qual volta che non sei d'accordo con le proposte del molestatore dì apertamente e decisamente di no senza alternative.
  4. Dì di no guardando il molestatore, tranquillamente e seriamente, negli occhi con un tono di voce deciso e alto.

5.Dì di no senza giustificazioni: senza sentirti in dovere di dire perché non accetti la sua proposta

  1. Rispetto allo sproloquio e alla volgarità gratuita e disturbante va detto apertamente, direttamente, decisamente e tempestivamente al molestatore che tale comportamento ti infastidisce e che desìderi che la smetta.
  2. In caso di insistenza da parte del molestatore ripeti, in modo conciso ma fermo e tranquillo, come un disco rotto il tuo rifiuto (“preferisco di no, non mi va”) oppure il desiderio di smettere (“basta, finiscila!”) finché l'altro non desiste dall’insistenza.
  3. In caso di molestie tattili attiva un contatto oculare intenso, fulminante e cattivo, poi grida: “vergognoso, giù le mani!”
  4. Davanti ad un esibizionista evita di fare il suo gioco urlando ed insultandolo (è proprio quello che cerca) ma conviene guardare con indifferenza dicendo: “ho visto di meglio” oppure “mio padre ce l’ha più grosso”
  5. In ogni caso concentrati sul comportamento molesto e sgradevole dell'altro piuttosto che farti preconcetti e dar giudizi, sul molestatore.

Paolo Zucconi, sessuologo clinico e psicoterapeuta comportamentale a Udine

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