Alimentazione: anoressia, bulimia e iperalimentazione Alimentazione: anoressia, bulimia e iperalimentazione

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  • Dott.ssa AlessandraMariotti (Psicologo Clinico e Forense)

    Dott.ssa AlessandraMariotti (Psicologo Clinico e Forense)

    Sono una psicologa clinica e esperta in psicologia forense/giuridica, ricevo su appuntamento nel mio studio situato in via Volturno a Macerata (località Piediripa). L'orario di ricevimento e il compenso sono da concordare direttamente con il cliente al momento del primo incontro.

    Nella pratica clinica mi occupo di consulenza e sostegno psicologico attraverso colloqui individuali, familiari e di coppia.


    In ambito giuridico eseguo perizie di parte per conto di avvocati e/o privati attraverso valutazioni psicodiagnostiche per fini legali.


    Contatti:
    Tel: 3285742886
    email: alessandramariotti.psi@gmail.com

  • dott.ssa daniela sambucini

    dott.ssa daniela sambucini

    psicologa-psicoterapeuta indirizzo cognitivo-costruttivista

  • Dott.ssa Martina Iafolla Psicologa Psicoterapeuta

    Dott.ssa Martina Iafolla Psicologa Psicoterapeuta

    Psicologa clinica Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Terapeuta EMDR di Primo livello. Richiedi il tuo primo COLLOQUIO GRATUITO!
    Contatti: martina.iafolla@gmail.com

  • dott.ssa Ranucci (Dietologia 3920133975)

    dott.ssa Ranucci (Dietologia 3920133975)

    PARTE 2 .....(come fa il poveretto a contrarsi se gli manca la benzina?) e per deficit energetico (da qualche parte bisognerà pur trarre energia); in questo modo si sta perdendo peso, ingrassando.
    E non si sente nemmeno il sacrificio di una dieta ipocalorica, perché si può mangiare carne a volontà, salsicce, wurstel…ecc. La sazietà è assicurata e l’astinenza da carboidrati provoca un’intossicazione dell’organismo così marcata da portare ad una forte diminuzione dell’appetito e addirittura alla nausea. Si perde quindi peso senza grossa fatica, mettendo a repentaglio la salute. Un po’ come il doping nello sport. Quando si valuta l’efficacia di varie diete sul dimagrimento in realtà ci si accorge che tutte le diete funzionano nella stessa maniera e che la cosa che più condiziona il risultato non è il metodo, ma l’aderenza alla dieta). Dopo i primi periodi di dieta, infatti, gli individui progressivamente l’abbandonano (ne proveranno un’altra e poi ancora un’altra fino a esaurimento diete disponibili, per poi ricominciare) e riprendono progressivamente peso.


    COME GUADAGNARE SALUTE - Eppure il miglior modo per dimagrire in salute è quello più banale: aumentare il dispendio energetico usando la dieta come supporto, cioè mangiando in modo sufficiente alla copertura dei fabbisogni dei vari nutrienti, ma non tanto da vanificare l’indubbio sacrificio di mezzora di corsetta o di cyclette ogni giorno. Senza diete strane, o monotone che non sono in grado di assicurare all’organismo tutto il necessario e che possono essere seguite senza danno per brevi periodi di tempo, senza ricorrere a integratori miracolosi che millantano di aumentare il metabolismo, di indurre inappetenza, di bruciare i grassi, di distruggere calorie. Semplicemente muovendosi di più e seguendo la vecchia, vituperata dagli iperproteici, dieta mediterranea, in grado non solo di consentire un dimagrimento sano e duraturo (ancorché accompagnata da esercizio fisico), ma anche il miglioramento dei parametri di rischio per la salute cardiovascolare e addirittura l’insulinoresistenza tipica della malattia diabetica e delle sindrome metabolica.






    . 'Diabesity - the biggest epidemic in human history'. Cardiovasc J Afr, 2007. 18(5): p. 331-3.
    2.Astrup, A., T. Meinert Larsen, and A. Harper, Atkins and other low-carbohydrate diets: hoax or an effective tool for weight loss? Lancet, 2004. 364(9437): p. 897-9.
    3.Dansinger, M.L., et al., Comparison of the Atkins, Ornish, Weight Watchers, and Zone diets for weight loss and heart disease risk reduction: a randomized trial. Jama, 2005. 293(1): p. 43-53. Referenze bibliografiche
    1.Straughan, J.L., Focus on metformin

  • dott.ssa Ronchi (Psicologia 2)

    dott.ssa Ronchi (Psicologia 2)

    Amministratori Gruppo

    Nessuno di noi vorrebbe mai accostarsi al dolore straziante che si prova quando una persona a noi vicina ci lascia; sia che si tratti dell’epilogo di una lunga malattia o sia che si tratti di una morta improvvisa non siamo mai pronti ad un avvenimento così devastante.
    Cosa significa elaborare un lutto? Si tratta di percorrere diverse fasi, in modo ovviamente soggettivo, per arrivare alla fine del percorso più sereni ed in grado di accettare con sollievo la perdita subita. Le emozioni che succedono ad un lutto sono le seguenti: incredulità/rifiuto: spesso, soprattutto se la morte è stata improvvisa la mente non riesce ad accettare il fatto che la persona amata non ci sia più e quindi si attraversa un vero shock iniziale.

    dolore: questo sentimento può differenziarsi per intensità e durata; alcuni riescono a sfogarsi, a piangere e a parlarne mentre altri si chiudono in un silenzio prolungato e impenetrabile e che col tempo purtroppo farà sentire i suoi effetti sul corpo (pressione alta, depressione, deperimento, ecc).

    rabbia: a volte ci si arrabbia perché la persona amata ci ha lasciato soli ad affrontare la vita, o perché gli altri che conosciamo o che incontriamo per strada sono felici mentre noi stiamo vivendo un incubo.

    senso di colpa: un decesso causa quasi sempre dei sensi di colpa in chi rimane (es. “potevo dirle…”non le ho mai detto…”, ecc), è normalissimo e va accettato con calma ripensando invece ai momenti in cui con quella persona siete stati bene.

    paura: accostarsi alla morte fa sempre paura e ci rende consapevoli di essere mortali; prenderne coscienza è giusto e salutare in modo da vivere ogni attimo nel modo migliore

    sollievo: specialmente se la persona soffriva molto è un sollievo per chi rimane sapere che non soffrirà più enon bisogna ne vergognarsi di pensarlo ne sentirsi in colpa.Nessuno di noi vorrebbe mai accostarsi al dolore straziante che si prova quando una persona a noi vicina ci lascia; sia che si tratti dell’epilogo di una lunga malattia o sia che si tratti di una morta improvvisa non siamo mai pronti ad un avvenimento così devastante.
    Cosa significa elaborare un lutto? Si tratta di percorrere diverse fasi, in modo ovviamente soggettivo, per arrivare alla fine del percorso più sereni ed in grado di accettare con sollievo la perdita subita. Le emozioni che succedono ad un lutto sono le seguenti: incredulità/rifiuto: spesso, soprattutto se la morte è stata improvvisa la mente non riesce ad accettare il fatto che la persona amata non ci sia più e quindi si attraversa un vero shock iniziale.

    dolore: questo sentimento può differenziarsi per intensità e durata; alcuni riescono a sfogarsi, a piangere e a parlarne mentre altri si chiudono in un silenzio prolungato e impenetrabile e che col tempo purtroppo farà sentire i suoi effetti sul corpo (pressione alta, depressione, deperimento, ecc).

    rabbia: a volte ci si arrabbia perché la persona amata ci ha lasciato soli ad affrontare la vita, o perché gli altri che conosciamo o che incontriamo per strada sono felici mentre noi stiamo vivendo un incubo.

    senso di colpa: un decesso causa quasi sempre dei sensi di colpa in chi rimane (es. “potevo dirle…”non le ho mai detto…”, ecc), è normalissimo e va accettato con calma ripensando invece ai momenti in cui con quella persona siete stati bene.

    paura: accostarsi alla morte fa sempre paura e ci rende consapevoli di essere mortali; prenderne coscienza è giusto e salutare in modo da vivere ogni attimo nel modo migliore

    sollievo: specialmente se la persona soffriva molto è un sollievo per chi rimane sapere che non soffrirà più enon bisogna ne vergognarsi di pensarlo ne sentirsi in colpa.Nessuno di noi vorrebbe mai accostarsi al dolore straziante che si prova quando una persona a noi vicina ci lascia; sia che si tratti dell’epilogo di una lunga malattia o sia che si tratti di una morta improvvisa non siamo mai pronti ad un avvenimento così devastante.
    Cosa significa elaborare un lutto? Si tratta di percorrere div

  • Fabio Pasca

    Fabio Pasca

    Omicidio d'amore

    Troppo spesso le pagine di cronaca nera assumono i colori dell’uxoricidio.

    All’origine, possiamo ritrovare la perdita dell’oggetto amato. Tale rifiuto se vissuto come una sconfitta può far emergere vissuti frustranti di tipo fallimentare tali da innescare meccanismi di riconquista di tipo aggressivo.
    La persona che si percepisce tradita, abbandonata, sfruttata, vilipesa, ed anche semplicemente non più corrisposta in una reciproca implicazione affettiva, può denunciare il suo malessere in modo violento. Così l’amore iniziale si trasforma in un successivo odio punitivo che in casi estremi può evolvere e sfociare nell’atto punitivo stesso e manifestarsi attraverso le percosse, le lesioni personali giungendo financo all’omicidio.
    L’aggressione dell’altro ha il significato di rivolta, affermazione personale e soprattutto quello di effettuare un’opera di restituzione di tutte le frustrazioni, del dolore, della vergogna, dell’ansietà ed dei timori che il sentirsi abbandonato e quindi rifiutato comporta.
    In alcuni casi la violenza agita può avere lo scopo di risolvere e tenere sotto controllo una situazione reale fortemente ansiogena e rimarcare la propria affermazione personale. L’azione violenta rappresenta una conquista di prestigio, un riconoscimento delle proprie capacità, una manifestazione di seduzione e controllo sulla persona rifiutante. La persona può utilizzare la violenza per ricattare,estorcere e controllare i comportamenti dell’altro a proprio favore.
    Si può assistere così ad un crescendo di tensione emotiva, che inevitabilmente determina rabbia e risentimento gravi, o induce il paziente a porre in atto gesti aggressivi o condotte di tipo omicidio-suicidio.
    dr.ssa Anna Carderi

  • Maristella

    Maristella

    Trieste, corso-convegno: "Conosciamo la disabilità", dal 17 febbraio al 16 giugno 2018; introduce e modera gli incontri: Dr Generoso Petrillo.
    NB: Iscrizioni entro il 31 gennaio 2018

    Si terrà presso l'Università di Trieste nelle giornate del 17 febbraio, 10 marzo, 14 aprile, 12 maggio e 16 giugno 2018 il corso-convegno "Conosciamo la disabilità" destinato alle famiglie, agli enti del terzo settore ed ai professionisti dell'aiuto.
    Parlare di disabilità, significa anche promuovere percorsi generativi di formazione e informazione all'interno di un panorama culturale, sociale e normativo profondamente modificato ed evoluto.

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  • Sperelli

    Sperelli

    Amministratori Gruppo

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