Nuovi antivirali per le prossime pandemie

Mercoledì, 10 Maggio 2023

Uno studio apparso su Cell Reports Medicine ha individuato nuovi antivirali ad ampio spettro potenzialmente efficaci contro più famiglie di virus a Rna.

 

«Pur non potendo sapere con precisione cosa scatenerà la prossima pandemia, le recenti epidemie, i cambiamenti climatici globali e la natura in continua evoluzione del genoma, indicano che gli arbovirus, virus diffusi da artropodi come le zanzare, tra cui ci sono il virus Chikungunya (CHIKV), il virus Dengue, il virus West Nile e il virus Zika, sono i primi candidati», spiega Gustavo Garcia Jr. della University of California di Los Angeles (UCLA), primo autore dello studio.
«Dato il loro potenziale epidemico già noto, trovare trattamenti efficaci ad ampio spettro contro questi virus è della massima importanza», prosegue l'esperto.
Nel corso della sperimentazione, i ricercatori hanno testato una libreria di agonisti immunitari innati che agiscono prendendo come target i recettori di riconoscimento dei patogeni, identificando diversi agenti in grado di inibire gli arbovirus a vari livelli. Gli agenti antivirali più potenti e ad ampio spettro identificati nello studio sono stati gli agonisti STING dei dinucleotidi ciclici (CDN).
«Una robusta risposta antivirale dell'ospite indotta da una singola dose di trattamento con l'agonista STING cAIMP è stata efficace nel prevenire e mitigare l'artrite virale debilitante causata dal virus Chikungunya in un modello murino. Questa è una modalità di trattamento molto promettente, poiché gli individui infettati da Chikungunya soffrono di artrite virale dopo molti anni dall'infezione iniziale», spiega Garcia.
Stando ai dati, quindi, gli agonisti STING mostrano un’attività virale ad ampio spettro contro i virus trasmessi da artropodi e respiratori, tra cui SARS-CoV-2 ed Enterovirus D68 in modelli di colture cellulari.
«Il prossimo passo è sviluppare questi antivirali ad ampio spettro in combinazione con altri antivirali esistenti e renderli prontamente disponibili in caso di future epidemie di malattie respiratorie e arbovirali», concludono gli autori.

 

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