La fisioterapia per il Parkinson

Lunedì, 28 Novembre 2022

I pazienti affetti da Parkinson possono contare su un fondamentale alleato, la fisioterapia. “In questi ultimi anni la fisioterapia sta acquisendo un ruolo molto importante per il paziente parkinsoniano. La novità, prima di tutto, è stata data dalle evidenze scientifiche emerse che hanno dimostrato come la fisioterapia, fin dagli stadi iniziali, possa partecipare assieme ai trattamenti farmacologici ad un rallentamento della progressione della malattia e migliorare quei sintomi poco responsivi alla terapia farmacologica, ad esempio i disturbi dell’equilibrio o il Freezing del cammino”.
Lo spiega all’agenzia Dire Elisa Pelosin, professore associato presso l’Università degli Studi di Genova e presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Italiana di Fisioterapia (Aifi), proprio in occasione della Giornata nazionale Parkinson.

 


“Negli ultimi anni - prosegue l’esperta - la fisioterapia ha acquisito questo nuovo ruolo, ovvero quello di essere parte integrante delle terapie farmacologiche e chirurgiche per la malattia di Parkinson, fin dal momento della diagnosi. Questo prima non avveniva, perché si tendeva a trattare i pazienti parkinsoniani solo quando i sintomi erano molto più severi. Le nuove evidenze hanno invece dimostrato che partecipando al rallentamento della progressione di malattia è diventato un pilastro nell’ambito terapeutico”.
In questi ultimi anni si parla sempre più di terapie personalizzate. Secondo la professoressa Pelosin si può parlare di medicina di precisione. “Fortunatamente adesso si può parlare di medicina di precisione perché gli approcci che si possono usare nei pazienti affetti da malattia di Parkinson sono molti e diversi e, soprattutto, perché i fisioterapisti hanno acquisito una grande conoscenza per quanto riguarda la valutazione del paziente e quelle che sono le nuove evidenze scientifiche”.
“Quindi - sottolinea inoltre - andando ad analizzare in maniera specifica le capacità non solo motorie ma anche cognitive dei nostri pazienti è possibile creare una medicina di precisione, dunque un trattamento riabilitativo personalizzato che sarà diverso nei vari stadi della malattia”.
Si discute spesso di attività fisica e di esercizio terapeutico. Il professore associato presso l’Università degli Studi di Genova e presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Italiana di Fisioterapia (Aifi) precisa che si tratta di due cose diverse. “L’attività fisica, e parliamo di tutte quelle attività motorie che si fanno anche durante l’attività della vita quotidiana come fare le scale o uscire per andare a fare la spesa oltre a tutti gli esercizi che hanno a che fare con l’attività fisica, come la camminata, la nordic walking, questi sono ambiti più legati all’attività fisica che qualcuno può anche svolgere in palestra”.
“L’esercizio terapeutico fisioterapeutico ha invece lo scopo di andare ad agire sui sintomi specifici, come ad esempio i disturbi dell’equilibrio, del cammino o il freezing, fenomeno molto particolare della malattia di Parkinson, e che quindi richiedono un approccio diverso e specializzato, che in questo caso può dare il fisioterapista”.
“Certamente la cosa importante da dire è che le due cose non sono scisse: noi diciamo ai nostri pazienti che devono comunque fare attività fisica, perché anche questa è fondamentale per il loro processo di cura e, quando necessario, suggeriamo loro di fare fisioterapia. Tanto più le due cose sono integrate, tanto migliore sarà il risultato”.

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Autore

Sperelli

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